Il supporto alle famiglie nell’ambito dell’abitare, a Bologna come in molte altre città italiane ed europee, si configura sempre più come la sfida del nostro tempo.
Il turismo di massa, l’attrazione della grande città sulla provincia limitrofa, i fenomeni migratori nazionali e internazionali, la speculazione immobiliare hanno saturato il mercato immobiliare espellendo di fatto da alcuni quartieri intere classi di persone e allargando il concetto di “fragilità abitativa”.
La difficoltà a trovare l’alloggio – infatti - non riguarda più soltanto disoccupati e inoccupati ma anche lavoratori, famiglie con più redditi e non sempre (o non solo) il lavoro povero perché anche i redditi medi italiani sono spesso insufficienti a trovare soluzioni abitative stabili e di lungo periodo in vaste aree della città metropolitana bolognese.
A Bologna il progetto BET ha previsto un censimento degli alloggi sottoutilizzati messi a disposizione delle parrocchie o enti ecclesiastici. Al censimento è seguita la ristrutturazione degli alloggi al fine di creare degli “alloggi di transizione”.
I primi creati sono stati quelli destinati a studenti, col tempo ne sono stati creati di altri con target diversi (famiglie, uomini lavoratori, donne etc).
A Bologna, trovare casa è diventato impossibile anche per chi lavora.
Con il progetto BET trasformiamo alloggi inutilizzati in spazi di transizione per chi rischia di restare fuori.
Non è solo un tetto: è stabilità, dignità, ripartenza.
Dona ora.
Perché senza casa, nessun futuro può davvero iniziare.
Un modello che genera futuro
Il progetto si consolida come esperienza replicabile: un modo concreto per contrastare la speculazione sull’abitare e promuovere una città più accogliente.
Comunità che si mettono in gioco
Parrocchie come San Bartolomeo della Beverara si attivano nel recupero di alloggi diocesani.
Non è solo ristrutturazione: è un percorso che “educa” le comunità all’ospitalità, trasformando case vuote in relazioni vive.
Dare voce a ciò che spesso resta invisibile
Il progetto entra nel racconto pubblico attraverso iniziative come l’Avvento di Fraternità e servizi su TV2000.
Il disagio abitativo smette di essere silenzioso e diventa responsabilità condivisa.
Le prime porte che si aprono
Avvio dell’ospitalità per studenti universitari: due appartamenti parrocchiali accolgono 6 ragazzi, con l’obiettivo di arrivare a 12 entro ottobre.
L’accesso avviene tramite i centri di ascolto Caritas, con canoni sostenibili: una risposta concreta, ma anche educativa.
L’origine dello sguardo
Con il convegno “Abitare Possibile”, insieme all’Antoniano, nasce una consapevolezza nuova: l’abitare non è solo un bisogno, ma un luogo in cui si gioca la dignità della persona e il volto di una comunità.