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Punti in rete – Last step 2

Punti in rete - Last step 2
2016

L’obiettivo del progetto che ci vede impegnati come equipe della diocesi di Acerra prevede la possibilità di agganciare, attraverso le attività rivolte ai bambini provenienti da contesti difficili (tutoraggi scolastici, laboratori creativi, organizzazione di gite ed uscite didattiche), le loro famiglie, con il fine di aiutarle a creare una rete “solidale”, dove ogni nucleo familiare possa fungere da sostegno reciproco nel momento del bisogno di un’altra famiglia. Queste attività con i bambini vengono svolte nei singoli contesti parrocchiali, dislocati in varie zone della città, da un gruppo di volontari che, in maniera del tutto gratuita, dedicano il loro tempo al servizio della parrocchia, e da alcune animatrici che afferiscono al progetto. L’obiettivo è di passare dall’aspetto puramente assistenzialistico ad uno più strettamente relazionale.  I destinatari del nostro intervento sono da un lato i minori e le loro famiglie, dall’altro i volontari che di essi si occupano.  L’obiettivo che orienta il loro intervento è di mettere a disposizione il loro tempo per offrire a questi ragazzi una proposta relazionale differente da quella del contesto difficile a cui appartengono, talvolta basata su modelli violenti; dunque la loro priorità non deve essere la promozione scolastica, bensì l’attivazione di un contesto in cui far nascere relazioni “calde” e significative. Contestualizzare emozioni come  la paura, la diffidenza, ha permesso di pensarle insieme e di comprendere quanto fossero alla base della loro insoddisfazione; ridimensionare le loro fantasie di onnipotenza pare sia stato molto utile per loro, sembrano, infatti, essere più soddisfatti del lavoro svolto con i ragazzi, e cominciano ad avvertire meno la frustrazione di essere poco risolutivi e poco concreti.  Per quanto riguarda le famiglie sembra molto difficile riuscire ad incontrarle, a parte qualche mamma interessata all’iniziativa. Emergono situazioni di estrema difficoltà, e in alcuni casi di marcato disagio sociale. Gli incontri, di gruppo e a cadenza mensile, sono stati pensati proprio come uno spazio affinché queste persone possano parlare delle loro problematiche, anche concrete e materiali, dei loro vissuti rispetto a queste difficoltà, del loro modo di rapportarsi ai figli, in alcuni casi adolescenti, con il fine ultimo, stando all’obiettivo del progetto, di sviluppare condivisione e conoscenza reciproca.  Anche gli incontri con le famiglie si stanno intensificando. Parlare dei loro vissuti, delle loro difficoltà nella gestione dei figli,  senza che colui, definito come “l’esperto”, giudichi o corregga il loro comportamento fa sì che la diffidenza si trasformerà, a poco a poco in conoscenza reciproca.  La “Diffidenza”, rimanda concettualmente a “Confidenza”. Questi termini hanno la stessa radice: fides= fiducia. La confidenza rimanda, inoltre, alla familiarità, alla stretta amicizia. Questa si può ottenere solo attraverso una frequentazione assidua e costante, ed è quello che stiamo cercando di raggiungere attraverso le attività che proponiamo per questi bambini e le loro famiglie.

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